Dal 24 agosto la pubblicità su ChatGPT arriva anche in Italia. Più precisamente, OpenAI ha annunciato l’espansione di ChatGPT Ads in 31 mercati europei nella settimana del 24 agosto, a circa sei mesi dall’avvio dei primi test negli Stati Uniti.

È una notizia importante per chi lavora nell’advertising online. Ma sarebbe prematuro raccontare ChatGPT Ads come un canale che conosciamo già.

In Italia le campagne devono ancora partire, la piattaforma pubblicitaria è in continua evoluzione e buona parte delle esperienze disponibili oggi arriva da Stati Uniti e altri mercati con condizioni diverse dalle nostre.

Possiamo però distinguere quello che OpenAI ha già reso pubblico, quello che emerge dai primi test internazionali e quello che questa novità potrebbe significare per Google Ads, Meta Ads e più in generale per il modo in cui acquistiamo pubblicità online.

Una precisazione è quindi necessaria fin dall’inizio: AD Digital non ha ancora testato direttamente ChatGPT Ads. In questo articolo non troverai benchmark proprietari o conclusioni definitive sul mercato italiano. L’obiettivo è fare ordine tra informazioni ufficiali, primi segnali disponibili e implicazioni che vale già la pena osservare.

Riassunto dell’articolo sulla pubblicità su ChatGPT

  • ChatGPT Ads viene esteso all’Italia e ad altri 30 mercati europei nella settimana del 24 agosto 2026.
  • Gli annunci sono separati dalle risposte generate da ChatGPT e non possono modificarne il contenuto.
  • La pubblicità può essere mostrata sui piani Free e Go, mentre Plus, Pro, Business, Enterprise ed Edu rimangono senza annunci.
  • Il sistema considera il contesto e l’intento della conversazione, ma i cosiddetti context hints non funzionano come keyword a corrispondenza esatta.
  • In Europa la personalizzazione degli annunci basata sull’esperienza più ampia dell’utente non è inizialmente disponibile.
  • ChatGPT Ads supporta CPM, CPC e campagne ottimizzate per conversione, con strumenti come OpenAI Pixel e Conversions API.
  • I primi test esteri mostrano risultati molto diversi tra loro e non permettono ancora di costruire benchmark applicabili all’Italia.
  • ChatGPT Ads e la presenza organica di un brand nelle risposte di ChatGPT sono due attività separate.
  • L’aspetto più interessante da osservare è la nascita della conversazione come nuovo contesto pubblicitario, accanto alla ricerca e ai feed social.

Pubblicità su ChatGPT in Italia dal 24 agosto

Il 18 agosto 2026 OpenAI ha annunciato la propria maggiore espansione pubblicitaria dall’inizio del progetto: ChatGPT Ads arriverà in 31 nuovi mercati europei, tra cui Italia, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Austria e paesi scandinavi.

I primi test erano iniziati negli Stati Uniti il 9 febbraio 2026. Nei mesi successivi OpenAI ha esteso progressivamente il programma ad altri mercati e dichiara che decine di migliaia di marketer hanno già utilizzato la piattaforma.

Questo però non significa che dal 24 agosto qualsiasi azienda italiana potrà necessariamente aprire un account e avviare una campagna come fa oggi con Google Ads.

OpenAI ha spiegato che l’accesso nei nuovi mercati partirà attraverso il team Ads Solutions, agenzie partner e partner tecnologici. Il self-service attraverso Ads Manager dovrebbe arrivare successivamente. Al 20 agosto, infatti, l’Italia non compare ancora nell’elenco ufficiale dei paesi nei quali Ads Manager self-service è disponibile.

Siamo quindi ancora dentro un rollout.

Ed è un dettaglio importante quando si leggono titoli che fanno sembrare ChatGPT Ads già una piattaforma completamente aperta e consolidata in Italia.

Cosa sappiamo oggi e cosa deve ancora essere verificato

È utile separare fin da subito le due cose.

Sappiamo già Non sappiamo ancora per l’Italia
Dove vengono mostrati gli annunci Quale sarà il volume reale di inventory
Quali piani possono visualizzarli Quali saranno CPC e CPM medi italiani
Come funziona a grandi linee il matching Quali settori convertiranno meglio
Che esistono CPM, CPC e campagne conversion Quale sarà il CPA medio
Che esistono Pixel e Conversions API Quanto saranno qualificati i lead
Che le risposte non sono influenzate dagli inserzionisti Quanto gli utenti italiani accetteranno gli annunci
Che alcune categorie sono escluse o limitate Come evolveranno targeting e formati
Che in Europa la personalizzazione parte con maggiori limiti Quando il self-service sarà realmente disponibile a tutti

Questa distinzione dovrebbe guidare anche qualsiasi valutazione strategica.

Dire oggi che ChatGPT Ads sarà più efficace di Google, che avrà lead migliori o che rappresenterà necessariamente il nuovo canale performance sarebbe una conclusione senza dati sufficienti.

Come funzionano oggi gli annunci su ChatGPT secondo OpenAI?

ChatGPT Ads utilizza il contesto della conversazione per valutare la pertinenza di un annuncio, ma non inserisce pubblicità dentro la risposta.

La documentazione pubblicata da OpenAI permette già di capire abbastanza bene la struttura attuale del prodotto.

Dove vengono mostrati gli annunci su ChatGPT

Gli annunci possono apparire sotto una risposta di ChatGPT.

Sono contrassegnati come contenuti sponsorizzati e visivamente separati dalla risposta generata. Un’inserzione può comprendere nome e logo dell’inserzionista, headline, descrizione, immagine e collegamento alla pagina di destinazione.

Questo significa una cosa importante.

L’inserzionista non compra una posizione dentro la risposta di ChatGPT e non può pagare OpenAI affinché il proprio prodotto venga raccomandato dal modello.

OpenAI dichiara esplicitamente che il sistema pubblicitario e quello che genera le risposte rimangono separati. Gli inserzionisti non possono influenzare, classificare o modificare ciò che ChatGPT risponde.

Questa separazione sarà fondamentale anche per la percezione degli utenti.

Un conto è leggere una risposta e, sotto, trovare uno spazio chiaramente identificato come sponsorizzato. Un altro sarebbe non sapere se una raccomandazione è stata influenzata economicamente.

Al momento OpenAI dice di voler mantenere netta questa distinzione.

Come viene scelta la pubblicità da mostrare

Qui troviamo probabilmente la differenza più interessante rispetto ai modelli pubblicitari ai quali siamo abituati.

Secondo OpenAI, il sistema considera diversi segnali:

  • contesto e intento della conversazione in corso;
  • landing page;
  • headline e copy dell’annuncio;
  • impostazioni di targeting;
  • context hints forniti dall’inserzionista;
  • dove disponibile e attivata, l’esperienza più ampia dell’utente su ChatGPT.

I context hints sono particolarmente interessanti.

L’inserzionista può descrivere conversazioni, argomenti o termini per i quali il proprio prodotto potrebbe essere pertinente.

OpenAI precisa però che non sono keyword a corrispondenza esatta e non garantiscono che l’annuncio venga mostrato quando compare una determinata parola.

Immaginiamo un software per la gestione commerciale.

Su Google potremmo lavorare con ricerche come “CRM per PMI”, “software gestione lead” o “CRM commerciale”.

In ChatGPT il contesto potrebbe essere più articolato:

“Riceviamo lead da sito, fiere e LinkedIn, ma il commerciale li gestisce ancora su Excel. Come possiamo organizzarli?”

Il prodotto potrebbe essere pertinente anche senza che l’utente abbia mai scritto la parola “CRM”.

È qui che la conversazione diventa interessante dal punto di vista pubblicitario.

Non perché sappiamo già che genererà conversioni migliori, ma perché offre potenzialmente più informazioni sul problema che l’utente sta cercando di risolvere.

In Italia la personalizzazione degli annunci parte con un limite importante

Un elemento che merita attenzione riguarda specificamente l’Europa.

OpenAI spiega che gli annunci personalizzati non sono inizialmente disponibili nello Spazio economico europeo e in Svizzera.

Per un utente italiano, quindi, almeno nella fase iniziale il sistema non dovrebbe utilizzare la più ampia esperienza personale dentro ChatGPT per personalizzare gli annunci come può avvenire in altri mercati.

Il peso del contesto della conversazione corrente diventa di conseguenza ancora più interessante.

È anche uno dei motivi per cui i risultati ottenuti da una campagna statunitense non possono essere semplicemente trasferiti al mercato italiano.

Stessa piattaforma non significa necessariamente stesse condizioni di targeting.

Quali aziende possono fare pubblicità su ChatGPT?

Anche su questo punto bisogna evitare di dare per scontato che qualsiasi settore possa partire.

Le policy pubblicitarie di OpenAI sono ancora piuttosto restrittive.

Nella fase iniziale l’attenzione è concentrata soprattutto su categorie consumer come:

  • prodotti per la casa e beni di consumo;
  • servizi locali;
  • viaggi e intrattenimento;
  • prodotti digitali;
  • formazione.

Diverse categorie sono invece escluse o sottoposte a forti limitazioni. Tra queste rientrano, a seconda dei casi e del mercato, salute, servizi finanziari, servizi legali, gambling, alcol, tabacco, politica e altre aree considerate sensibili o regolamentate.

Questo porta anche a ridimensionare alcuni esempi che stanno circolando in questi giorni.

Domande come:

“Quale assicurazione mi conviene?”

sono molto efficaci per spiegare teoricamente quanto una conversazione possa essere vicina a una decisione commerciale.

Ma non significa necessariamente che un’assicurazione possa oggi acquistare quello spazio pubblicitario in Italia: le attuali policy indicano che i servizi finanziari al di fuori degli Stati Uniti sono generalmente esclusi.

È un buon esempio della distanza che può esserci tra potenziale futuro del modello e prodotto pubblicitario disponibile oggi.

Quanto costa fare pubblicità su ChatGPT?

È una delle domande più naturali e una di quelle sulle quali oggi è più facile arrivare a conclusioni premature.

ChatGPT Ads utilizza un sistema ad asta e supporta attualmente acquisti basati su CPM, costo per mille impression, e CPC, costo per clic.

Per le campagne CPC OpenAI suggerisce oggi agli inserzionisti di partire con un’offerta massima indicativa di 3-5 dollari per clic.

Non significa che un clic “costa 3-5 dollari”.

È una raccomandazione iniziale relativa all’offerta massima. Il costo effettivo dipende dall’asta e dalla rilevanza dell’annuncio. OpenAI utilizza infatti un’asta al secondo prezzo ponderata anche in funzione della pertinenza.

Nel frattempo la piattaforma sta introducendo campagne orientate alla conversione.

Con le campagne conversion-optimized, il sistema può ottimizzare la distribuzione verso uno specifico evento come acquisto, iscrizione o invio di una lead. La fatturazione rimane però basata sui clic validi: non si paga direttamente a conversione.

Anche qui il dato che manca è quello che interessa davvero a un inserzionista italiano.

Non l’offerta CPC consigliata, ma:

quanto costa ottenere un risultato utile?

Per capirlo serviranno campagne reali, volumi, settori differenti e soprattutto dati sulle conversioni.

Come vengono misurate le conversioni di ChatGPT Ads?

Sul fronte del tracking OpenAI sta già costruendo strumenti simili a quelli conosciuti sulle principali piattaforme advertising.

Le conversioni possono essere inviate tramite:

  • OpenAI Pixel;
  • Conversions API;
  • oppure entrambi.

Quando un utente clicca su un annuncio, OpenAI può aggiungere alla landing page un riferimento chiamato oppref. Il Pixel può conservarlo in un cookie first-party e utilizzarlo successivamente per collegare l’evento di conversione al clic pubblicitario.

Sono disponibili anche meccanismi di advanced matching e, dove previsto, conversioni modellate.

Questo significa che, esattamente come avviene già con altre piattaforme, Ads Manager e un sistema analytics esterno possono mostrare numeri differenti a causa di finestre di attribuzione, timestamp, consenso, deduplicazione e misurazione modellata. OpenAI stessa lo specifica nella propria documentazione.

Per questo, quando arriverà il momento di testare ChatGPT Ads, non avrebbe senso valutarlo guardando soltanto la dashboard della piattaforma.

Come per qualsiasi progetto di advertising digitale, il dato dovrebbe essere confrontato con analytics, CRM e risultato commerciale.

Un nuovo canale non cambia una regola fondamentale: una conversione dichiarata dalla piattaforma non equivale automaticamente a valore generato per l’azienda.

Pubblicità su ChatGPT e privacy: gli inserzionisti possono leggere le conversazioni?

No.

OpenAI dichiara che le conversazioni degli utenti non vengono condivise con gli inserzionisti e che i dati personali non vengono venduti agli advertiser.

Gli inserzionisti non hanno accesso a chat, cronologia, memorie, nome, email, posizione esatta o indirizzo IP dell’utente. Ricevono invece informazioni aggregate relative alle performance degli annunci, come visualizzazioni e clic.

Questo non significa che la conversazione non venga utilizzata per selezionare la pubblicità.

Il tema del thread corrente e il suo contesto possono essere analizzati internamente da ChatGPT per stabilire se un annuncio è pertinente.

La distinzione è quindi importante:

il sistema può utilizzare il contesto per scegliere un annuncio, ma l’inserzionista non riceve quella conversazione.

OpenAI vieta inoltre la pubblicazione degli annunci in prossimità di una serie di situazioni considerate sensibili, personali o ad alto rischio.

Qui si apre però un tema che va oltre la privacy in senso tecnico.

ChatGPT Ads vs Google Ads: qual è davvero la differenza?

Una frase sta circolando molto in questi giorni:

Google intercetta quello che cerchi.
Meta intercetta quello che ti interessa.
ChatGPT intercetta quello che stai per decidere.

È efficace per spiegare la novità, ma presa alla lettera semplifica troppo.

Anche Google intercetta da anni utenti estremamente vicini a una decisione.

Ricerche come:

“preventivo assicurazione auto”
“miglior CRM per PMI”
“hotel Milano centro”
“software gestione manutenzione industriale”

esprimono intenzioni commerciali molto forti.

La differenza interessante non è quindi che Google intercetta la ricerca e ChatGPT la decisione.

È soprattutto nella quantità e nella natura del contesto disponibile per interpretare quella ricerca.

Google Search Ads ChatGPT Ads
Segnale principale Query di ricerca + altri segnali Conversazione, intento + altri segnali
Input dell’utente Spesso relativamente sintetico Può svilupparsi su più messaggi
Matching Keyword, query, automazioni, audience Context hints, contesto, targeting
Intento Può essere estremamente commerciale Può emergere progressivamente nella conversazione
Reporting Molto maturo Ancora in forte evoluzione
Benchmark Ampi e consolidati Ancora limitati
Ecosistema Sviluppato da anni Piattaforma ancora giovane

Chi lavora già con Google Ads sa quanto una singola query possa già raccontare l’intenzione dell’utente.

ChatGPT aggiunge però una possibilità diversa.

L’utente può spiegare:

  • cosa vuole ottenere;
  • quali alternative sta considerando;
  • quali vincoli ha;
  • cosa ha già provato;
  • quali caratteristiche considera importanti.

Non sempre lo farà.

E non sappiamo ancora quanto efficacemente queste informazioni verranno trasformate in risultati pubblicitari.

Ma il contesto disponibile può essere più ricco.

Ricerca, feed e conversazione: un nuovo contesto pubblicitario?

Questa è forse la lettura che oggi troviamo più interessante.

Negli ultimi vent’anni buona parte dell’advertising digitale si è sviluppato attorno a due grandi ambienti.

La ricerca.

L’utente manifesta una domanda e Google permette agli inserzionisti di intercettarla.

Il feed.

L’utente consuma contenuti e piattaforme come Meta utilizzano interessi, comportamenti, dati e creatività per decidere cosa mostrargli.

ChatGPT aggiunge un terzo ambiente:

la conversazione.

L’utente non inserisce necessariamente tre parole in una barra di ricerca e non sta semplicemente scorrendo contenuti.

Può spiegare un problema e continuare a raffinarlo.

Una persona potrebbe iniziare con:

“Devo scegliere un software per gestire meglio i clienti.”

e proseguire specificando che:

  • l’azienda è B2B;
  • ha dieci commerciali;
  • riceve lead da fiere e sito;
  • oggi usa Excel;
  • vuole integrare l’email marketing;
  • ha un determinato budget.

A quel punto il contesto commerciale è molto più articolato di quello contenuto nella frase iniziale.

È questa caratteristica a rendere ChatGPT Ads interessante.

Non sappiamo ancora se renderà il canale più efficace.

Ma la conversazione può diventare una nuova superficie pubblicitaria, con logiche parzialmente differenti sia dalla Search sia dai Social.

ChatGPT Ads sostituirà Google o Meta?

Oggi non ci sono elementi sufficienti per dirlo.

E probabilmente la domanda stessa rischia di essere impostata male.

Nel breve periodo è più plausibile immaginare percorsi di ricerca e acquisto ancora più frammentati.

Un utente può:
scoprire un problema su LinkedIn,
fare una ricerca su Google,
chiedere un confronto a ChatGPT,
visitare alcuni siti,
tornare su Google cercando un brand preciso,
essere raggiunto successivamente da una campagna Meta.

ChatGPT può aggiungersi a questo percorso senza necessariamente sostituire gli altri canali.

Per questo non partirei dalla domanda:

“Quanto budget togliamo a Google per metterlo su ChatGPT?”

La domanda più utile sarà:

“In quali momenti del percorso dei nostri clienti ChatGPT sta diventando rilevante e che valore può generare?”

Solo i dati permetteranno poi di decidere come distribuire il budget.

Cosa ci dicono, e cosa non ci dicono, i primi test di ChatGPT Ads

In attesa dei primi dati italiani possiamo guardare ciò che sta succedendo altrove.

Ma con una cautela fondamentale: un test statunitense non è un benchmark italiano e l’esperienza di un singolo inserzionista non rappresenta la piattaforma.

Un test da 200 dollari: 5.000 impression, 40 clic e zero conversioni

AdLibrary ha documentato pubblicamente una campagna condotta nel luglio 2026.

In circa due settimane il test ha registrato:

  • circa 5.000 impression;
  • circa 40 clic;
  • 200 dollari di spesa;
  • CPC vicino ai 5 dollari;
  • zero conversioni.

Presi da soli, sembrerebbero numeri poco incoraggianti.

Ma gli stessi autori spiegano che la creatività utilizzata era debole, che il budget previsto per due settimane è stato consumato molto più rapidamente del previsto e che la campagna era stata impostata come esperimento, non come test maturo di performance.

La conclusione quindi non può essere “ChatGPT Ads non converte”.

Possiamo dire soltanto:

quella specifica campagna non ha convertito.

È molto diverso.

Anche tra i media buyer le esperienze sono contrastanti

Le discussioni pubbliche su Reddit mostrano una situazione altrettanto frammentata.

Alcuni inserzionisti riportano traffico ma pochissime conversioni. Altri descrivono il canale come più vicino a una fase di consideration che al bottom funnel. Altri ancora segnalano problemi di reporting, tracking o difficoltà nel comprendere perché determinati annunci vengano distribuiti.

Ci sono anche testimonianze più positive sulla qualità del traffico.

Il problema è che stiamo parlando di account diversi, settori diversi, budget diversi, periodi diversi e configurazioni differenti.

Sono segnali da osservare, non statistiche su cui costruire un business case.

Cosa vede invece un utente?

WIRED ha svolto un esperimento differente.

Un giornalista ha posto 500 domande a ChatGPT utilizzando un account coinvolto nel rollout statunitense. Nel suo test, circa una domanda su cinque aperta in una nuova conversazione ha generato un annuncio. Gli annunci risultavano generalmente collegati al tema del prompt e il travel era tra gli ambiti nei quali comparivano più frequentemente.

Anche questo dato va letto correttamente.

Non significa che il 20% delle conversazioni di tutti gli utenti contenga pubblicità.

È il risultato di un singolo esperimento condotto in una fase di test statunitense, e lo stesso articolo sottolinea che frequenza e formati possono cambiare.

È però utile per visualizzare concretamente ciò che OpenAI sta costruendo.

Il vero tema sarà la fiducia, non solo il CTR

Per Google vedere un risultato sponsorizzato è ormai normale.

Per Instagram incontrare una pubblicità nel feed è normale.

ChatGPT parte da una situazione differente.

Molte persone utilizzano un chatbot per raccontare problemi, formulare dubbi, chiedere confronti e approfondire temi anche molto personali.

Questo rende la presenza pubblicitaria potenzialmente più delicata.

Lo stesso esperimento di WIRED mostra questa tensione: pur sapendo che gli inserzionisti non avevano accesso alle conversazioni e che gli annunci erano separati dalle risposte, l’autore descrive una maggiore consapevolezza della presenza pubblicitaria all’interno di un ambiente percepito come personale.

OpenAI sembra perfettamente consapevole del problema.

Le proprie policy mettono molta enfasi su fiducia, separazione tra risposta e advertising, privacy e limitazione degli annunci nelle conversazioni sensibili.

Dal punto di vista del business sarà un equilibrio decisivo.

Per avere inventory pubblicitaria serve mostrare annunci.

Per mantenere il valore dell’ambiente conversazionale non possono diventare così invasivi da compromettere l’esperienza che rende ChatGPT interessante.

Fare pubblicità su ChatGPT e apparire nelle risposte non sono la stessa cosa

Questa distinzione diventerà probabilmente sempre più importante nei prossimi mesi.

Un’azienda può cercare visibilità su ChatGPT in almeno due modi molto diversi.

Il primo è paid:

acquistare uno spazio pubblicitario attraverso ChatGPT Ads.

Il secondo è organico:

essere recuperata, menzionata, citata o utilizzata come fonte all’interno di una risposta.

Le due attività non coincidono.

OpenAI dichiara che gli annunci non influenzano le risposte di ChatGPT. Pagare una campagna non dovrebbe quindi aumentare la probabilità che il brand venga raccomandato all’interno della risposta generata.

Per la parte paid entrano in gioco elementi come:

  • targeting,
  • context hints,
  • copy,
  • creatività,
  • landing page,
  • offerta,
  • tracking e conversioni.

Per la presenza organica entrano invece in gioco contenuti, fonti, autorevolezza, struttura del sito, rilevanza e più in generale il lavoro che oggi viene associato alla SEO e alla visibilità nei motori AI.

È una dinamica che conosciamo già su Google.

Essere primi con un annuncio Search e posizionarsi organicamente sono due attività diverse, anche se possono convivere nello stesso progetto.

Con ChatGPT sta iniziando a emergere una distinzione simile tra paid visibility e organic visibility negli ambienti generativi.

La nostra lettura: perché ChatGPT Ads è interessante anche se sappiamo ancora poco

Non sappiamo oggi se ChatGPT Ads avrà CPC competitivi in Italia.

Non sappiamo se convertirà meglio o peggio di Google Search.

Non sappiamo quali settori troveranno per primi un modello sostenibile.

E soprattutto non abbiamo ancora dati italiani sufficienti per stabilirlo.

Quello che possiamo già osservare è che introduce un contesto pubblicitario differente.

Google parte spesso da una ricerca.

Meta conosce interessi, comportamenti e interazioni.

ChatGPT può trovarsi dentro una conversazione nella quale una persona sta progressivamente spiegando un problema, aggiungendo vincoli, confrontando alternative e arrivando verso una scelta.

Questo non rende automaticamente l’intento migliore.

Lo rende più contestualizzato.

Ed è probabilmente questo l’elemento che merita più attenzione.

La domanda non è ancora se ChatGPT Ads “funziona”.

La domanda, oggi, è:

cosa succede quando la conversazione diventa anche uno spazio pubblicitario?

Dal punto di vista del marketing possono cambiare almeno tre cose.

Dalla keyword alla situazione

Su Google siamo abituati a studiare query e keyword.

Su ChatGPT potrebbe diventare altrettanto importante descrivere la situazione nella quale una soluzione diventa utile.

Non solo “CRM per aziende”.

Ma:

“azienda che riceve lead da canali diversi e non riesce a trasferirli correttamente al commerciale”.

È un modo diverso di pensare al targeting.

Dal clic alla qualità del contesto

Un CTR elevato potrebbe essere interessante.

Ma la promessa implicita della pubblicità conversazionale è un’altra: entrare in un momento nel quale l’utente sta già cercando di risolvere qualcosa.

Bisognerà quindi capire se questo contesto produce davvero:

lead migliori,
conversioni più qualificate,
percorsi di acquisto più efficienti.

Non possiamo darlo per scontato.

Da un media plan a un percorso ancora più frammentato

Se gli utenti iniziano a utilizzare ChatGPT anche durante le proprie decisioni commerciali, valutare i canali separatamente diventerà ancora meno efficace.

Search, Social, AI, contenuti e sito potranno partecipare allo stesso percorso.

Il valore non sarà essere presenti ovunque.

Sarà capire dove il proprio pubblico cerca, confronta, valuta e decide.

ChatGPT Ads non è ancora il nuovo Google Ads

Probabilmente nei prossimi mesi leggeremo molti titoli in questa direzione.

Oggi non ci sono elementi per sostenerlo.

Google Ads ha un ecosistema estremamente maturo per targeting, automazione, misurazione, inventory e ottimizzazione.

ChatGPT Ads sta ancora costruendo e modificando il proprio.

OpenAI stessa definisce questa fase ancora iniziale e continua ad aggiungere funzioni relative a conversion optimization, audience, geotargeting e misurazione.

Ma non serve che ChatGPT sostituisca Google per diventare importante.

Gli basta conquistare una parte rilevante del processo con cui le persone cercano informazioni e prendono decisioni.

A quel punto anche una quota relativamente piccola del media budget potrebbe diventare interessante.

La questione non sarà quindi:

“Google o ChatGPT?”

Quanto piuttosto:

“Quale ruolo deve avere ciascun canale nel percorso del cliente?”

Cosa farei oggi se fossi un inserzionista italiano?

Non costruirei ancora un piano media attorno a ChatGPT Ads.

Mi preparerei a testarlo.

Sono due cose diverse.

Prima di investire budget importanti aspetterei di capire:

  • accessibilità effettiva dell’account in Italia;
  • categorie realmente ammesse;
  • inventory disponibile;
  • capacità di targeting;
  • qualità del reporting;
  • possibilità di integrazione con il tracking esistente.

Quando l’accesso sarà disponibile, il primo test dovrebbe essere circoscritto.

Una singola offerta chiara, una landing page coerente, contesti ben definiti, tracking completo e un budget che permetta di imparare senza trasformare il test in una scommessa.

E soprattutto eviterei di giudicare il risultato solo attraverso CPC e CTR.

Per un’azienda saranno molto più interessanti:

conversione rate, costo per acquisizione, qualità delle lead e risultato commerciale.

Se ChatGPT Ads riuscirà davvero a intercettare momenti di valutazione più ricchi di contesto, dovrà dimostrarlo lì.

FAQ sulla pubblicità su ChatGPT

OpenAI ha annunciato l’espansione di ChatGPT Ads in Italia e in altri 30 mercati europei nella settimana del 24 agosto 2026. L’accesso degli inserzionisti partirà inizialmente attraverso OpenAI Ads Solutions e partner, mentre il self-service arriverà successivamente.

Gli annunci possono essere mostrati agli utenti dei piani Free e Go. Plus, Pro, Business, Enterprise ed Edu non mostrano pubblicità. Gli account identificati come appartenenti a minori di 18 anni sono esclusi.

Gli annunci vengono mostrati sotto le risposte e sono chiaramente identificati come sponsorizzati. Non vengono inseriti dentro il testo generato dal modello.

No. OpenAI dichiara che advertising e risposte vengono gestiti da sistemi separati e che gli inserzionisti non possono influenzare o modificare le risposte di ChatGPT.

No. OpenAI dichiara che chat, cronologia, memorie e dati personali non vengono condivisi con gli inserzionisti. Gli advertiser ricevono dati aggregati sulle performance.

Il sistema considera il contesto e l’intento della conversazione, landing page, contenuti dell’annuncio, targeting e context hints. I context hints aiutano il matching ma non funzionano come keyword a corrispondenza esatta.

OpenAI specifica che gli annunci personalizzati non sono inizialmente disponibili nello Spazio economico europeo e in Svizzera. Nella fase iniziale italiana avrà quindi particolare importanza il contesto della conversazione corrente.

ChatGPT Ads supporta CPM e CPC. Per le campagne CPC OpenAI suggerisce attualmente un’offerta massima iniziale di 3-5 dollari per clic, ma non si tratta di un costo garantito: il prezzo effettivo dipende dall’asta.

Non ci sono ancora dati sufficienti per sostenerlo, soprattutto sul mercato italiano. I primi test internazionali sono molto eterogenei e ChatGPT Ads è una piattaforma molto più giovane rispetto a Google Ads.

No. OpenAI mantiene separati advertising e risposte organiche. Acquistare una campagna non permette di comprare una raccomandazione o una citazione all’interno della risposta di ChatGPT.

Sì. Plus e Pro rimangono senza annunci. OpenAI prevede inoltre per il piano Free un’opzione senza pubblicità con limiti di utilizzo inferiori e accesso ridotto ad alcune funzionalità, dove disponibile.

La pubblicità su ChatGPT è appena iniziata

Il lancio europeo di ChatGPT Ads non ci dice ancora se siamo davanti a un nuovo grande canale performance.

Ci dice però qualcosa di altrettanto importante.

La pubblicità online sta entrando in un ambiente nel quale le persone non si limitano a cercare o scorrere contenuti: conversano, spiegano problemi, confrontano alternative e costruiscono progressivamente le proprie decisioni.

Per gli inserzionisti è una possibilità nuova.

Per OpenAI è anche un rischio: monetizzare quella conversazione senza compromettere la fiducia che le persone ripongono nello strumento.

Per chi lavora nel marketing, invece, è soprattutto qualcosa da misurare.

Oggi possiamo studiarne il funzionamento e osservare i primi segnali.

Dal 24 agosto inizieremo a capire cosa succede anche in Italia.

E soltanto quando avremo campagne, dati e risultati reali potremo stabilire quale spazio ChatGPT Ads merita davvero accanto a Google, Meta e agli altri canali advertising.

Articolo aggiornato al 20 agosto 2026. ChatGPT Ads è un prodotto in rapida evoluzione: caratteristiche, disponibilità, policy, formati e sistemi di misurazione possono cambiare.

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