Una strategia di comunicazione digitale stabilisce cosa un’azienda vuole ottenere online, a chi deve parlare, quale percezione deve costruire e quale funzione assegnare a sito, contenuti, SEO, advertising, social, email e agli altri touchpoint digitali.
Non coincide quindi con la scelta dei canali. Decidere di pubblicare su LinkedIn, investire in Google Ads o aprire un blog significa aver scelto delle attività, non avere necessariamente costruito una strategia.
La differenza emerge soprattutto quando il marketing è già attivo. È possibile avere sito, campagne, contenuti e social che singolarmente funzionano, ma che non costruiscono insieme una direzione riconoscibile. La strategia serve proprio a collegare obiettivi aziendali, pubblico, posizionamento, percorso dell’utente, canali e misurazione.
Riassunto dell’articolo sulla strategia di comunicazione digitale
- Una strategia digitale parte dagli obiettivi aziendali, non dai canali da attivare.
- Target, customer journey e posizionamento vengono prima della scelta di SEO, advertising, social o email.
- Una strategia efficace assegna a ogni canale un ruolo preciso, evitando attività indipendenti o duplicate.
- Organico e advertising non sono alternative universali: possono intervenire in momenti diversi dello stesso progetto.
- KPI e ROI devono essere collegati all’obiettivo reale, arrivando quando possibile fino a lead qualificati e opportunità commerciali.
- Nei progetti AD Digital la strategia segue spesso una progressione: riposizionare, consolidare, amplificare.
Indice
- Cos’è una strategia di comunicazione digitale
- Strategia di comunicazione, digital marketing e piano digitale: le differenze
- Perché partire dai canali porta spesso nella direzione sbagliata
- Una strategia digitale si costruisce in fasi
- Riposizionare: costruire prima le fondamenta
- Consolidare: trasformare la presenza in un sistema
- Amplificare: quando advertising e lead generation haben basi più solide
- Enertech: un progetto che mostra le tre fasi nel tempo
- Come costruire una strategia digitale passo dopo passo
- Come scegliere il ruolo dei diversi canali
- Strategia digitale B2B e B2C: cosa cambia
- Come misurare una strategia di comunicazione digitale
- Quali strumenti servono per gestire una strategia digitale
- Quando una strategia digitale deve cambiare
- Errori comuni nella strategia di comunicazione digitale
- FAQ sulla strategia di comunicazione digitale
- Dalla strategia al progetto digitale
Cos’è una strategia di comunicazione digitale
Una strategia di comunicazione digitale è l’insieme delle decisioni che collega obiettivi aziendali, pubblico, messaggi, contenuti, canali e misurazione.
La parola importante è decisioni.
La strategia non è il documento che elenca cosa verrà pubblicato nei prossimi sei mesi. Serve prima a stabilire:
- cosa deve supportare il digitale;
- quali pubblici sono prioritari;
- quale posizione deve occupare l’azienda;
- cosa deve comprendere chi entra in contatto con il brand;
- quali passaggi precedono una conversione;
- quale ruolo hanno i diversi canali;
- quali risultati permettono di capire se la direzione scelta sta funzionando.
Solo dopo queste decisioni diventa utile parlare di piano editoriale, campagne, calendario, budget e strumenti.
Per questo anche quando un’azienda cerca un partner esterno, il primo passaggio non dovrebbe essere semplicemente scegliere chi gestirà SEO o advertising. Nell’approfondimento su come scegliere un’agenzia digital marketing B2B affrontiamo proprio il rapporto tra comprensione del business, priorità e attivazione dei canali.
Strategia di comunicazione, digital marketing e piano digitale: le differenze
Nella pratica strategia di comunicazione digitale, strategia di marketing digitale e digital strategy vengono spesso utilizzate per descrivere aree molto vicine.
Esiste però una distinzione utile.
La strategia di comunicazione si concentra maggiormente su pubblico, posizionamento, messaggi, contenuti e touchpoint.
Una strategia di digital marketing comprende anche ciò che serve per generare domanda, acquisire utenti, convertirli e misurare il contributo commerciale delle attività digitali.
Nelle aziende le due dimensioni raramente possono essere gestite in modo completamente separato. Un messaggio influenza una campagna. Il posizionamento influenza la conversione. La qualità del sito influenza ciò che succede al traffico acquisito.
Per questo in questo articolo consideriamo la strategia digitale come un sistema che collega comunicazione e marketing al business.
Diverso è invece il piano di comunicazione digitale.
La strategia decide la direzione.
Il piano la rende operativa attraverso attività, responsabilità, calendario, contenuti, budget e KPI.
Perché partire dai canali porta spesso nella direzione sbagliata
Una delle richieste più comuni nel digital marketing parte già da una soluzione:
Dobbiamo fare Google Ads.
Dobbiamo pubblicare di più su LinkedIn.
Dobbiamo lavorare sulla SEO.
Potrebbero essere tutte decisioni corrette.
Il problema è prenderle prima di sapere quale problema devono risolvere.
Consideriamo un’azienda che vuole aumentare le opportunità commerciali.
Google Ads potrebbe essere utile se esiste una domanda consapevole e intercettabile attraverso le ricerche. LinkedIn potrebbe essere più importante quando bisogna raggiungere un pubblico professionale ristretto e costruire riconoscibilità nel tempo. La SEO può diventare prioritaria quando esistono temi e ricerche strategiche che l’azienda può presidiare in modo continuativo.
Nessuno di questi strumenti, da solo, rappresenta una strategia.
La scelta dovrebbe essere il risultato di una sequenza:
obiettivo → pubblico → posizionamento → percorso → canale → contenuto → misurazione
Saltare direttamente al canale significa rinviare decisioni che prima o poi torneranno a presentarsi.
Una strategia digitale si costruisce in fasi
Nei progetti che seguiamo non utilizziamo una sequenza rigida valida per ogni azienda. Esiste però una progressione che ricorre spesso, soprattutto quando la presenza digitale è frammentata o ancora poco sviluppata:
Riposizionare
Costruire o correggere le fondamenta.
Consolidare
Sviluppare presenza, contenuti e riconoscibilità nel tempo.
Amplificare
Aumentare distribuzione e acquisizione quando esistono basi sufficienti per sostenere il traffico generato.
Non tutte le aziende partono dal primo livello.
Un’impresa con un sito maturo e una forte presenza organica potrebbe essere già nella fase di amplificazione. Un’altra potrebbe investire da anni in advertising ma dover tornare indietro e correggere proposta, struttura del sito o misurazione.
Il valore della sequenza sta proprio nel capire da dove ha senso partire nel contesto reale.
Riposizionare: costruire prima le fondamenta
La prima fase riguarda le decisioni che rendono comprensibile ciò che verrà comunicato successivamente.
Definire cosa deve ottenere il digitale
Prima di qualsiasi attività serve un obiettivo.
Può essere:
- generare opportunità commerciali;
- entrare in un nuovo mercato;
- aumentare la visibilità su determinati servizi;
- costruire autorevolezza;
- sostenere una rete vendita;
- cambiare la percezione dell’azienda;
- lanciare una nuova offerta;
- mantenere una relazione con clienti e prospect.
Obiettivi diversi richiedono architetture diverse.
Dire semplicemente “vogliamo aumentare la visibilità” non è ancora sufficiente. Bisogna capire tra quale pubblico, su quali temi e con quale finalità.
È quello che abbiamo costruito per un’azienda di efficientamento energetico, tenendo insieme blog SEO, LinkedIn ed email in un unico piano di comunicazione B2B.
Capire chi deve essere raggiunto
La segmentazione deve permettere di prendere decisioni.
Nel B2B possono diventare rilevanti:
- settore;
- dimensione dell’azienda;
- ruolo professionale;
- responsabilità decisionale;
- problema tecnico o commerciale;
- applicazione;
- maturità della domanda;
- mercato geografico.
La buyer persona diventa utile quando aiuta a comprendere problemi, obiezioni, criteri di scelta e informazioni necessarie.
Se rimane una descrizione generica del “cliente ideale”, aggiunge poco alla strategia.
Mappare il percorso verso la decisione
Non tutti gli utenti sono pronti a contattare un’azienda nello stesso momento.
Uno può stare cercando di comprendere un problema.
Un altro conosce già la soluzione.
Un terzo sta confrontando fornitori.
Il customer journey serve a capire quali informazioni devono essere disponibili nei diversi momenti e quali touchpoint possono accompagnare la persona verso il passaggio successivo.
Nel B2B questo percorso può essere particolarmente articolato perché la decisione può coinvolgere più ruoli e svilupparsi per mesi.
Definire posizionamento e messaggi
Prima di distribuire contenuti bisogna chiarire cosa il mercato dovrebbe associare all’azienda.
Serve definire:
- quali problemi affronta;
- per quali clienti è realmente rilevante;
- quali competenze devono emergere;
- cosa la distingue dalle alternative;
- quali prove sostengono ciò che comunica.
Il rischio, altrimenti, è avere un sito che presenta un’azienda, campagne che ne raccontano un’altra e contenuti social che seguono una terza direzione.
La coerenza non significa ripetere ovunque la stessa frase. Significa partire dalla stessa architettura di posizionamento e adattarla ai diversi contesti.
Costruire sito, touchpoint e misurazione
Anche il sito fa parte della strategia.
Non soltanto perché è uno dei principali punti di contatto digitali, ma perché spesso ospita pagine servizio, contenuti, casi, landing page e conversioni.
La struttura del sito deve quindi essere pensata anche in funzione di ciò per cui l’azienda vuole essere trovata e del percorso che deve costruire. Nell’approfondimento sulla SEO per siti web analizziamo proprio la relazione tra architettura, intenti di ricerca, contenuti e linking interno.
In questa fase bisogna anche decidere cosa misurare.
Aspettare mesi dopo il lancio per configurare correttamente Analytics, Search Console, Tag Manager o il collegamento con il CRM significa perdere una parte della conoscenza necessaria per decidere cosa fare dopo.
Caso Zuvchem: partire piccoli, ma costruire una base misurabile
Il progetto Zuvchem mostra bene questa logica.
L’azienda doveva costruire una nuova presenza per il mercato statunitense. Il progetto iniziale non è partito dalla moltiplicazione delle attività, ma da sette pagine, identità aggiornata, architettura, SEO on page e misurazione attiva fin dal lancio.
Dopo cinque mesi e mezzo i dati raccolti sono stati utilizzati per capire dove si concentrasse la domanda e quali contenuti sviluppare successivamente. Il progetto pubblicato documenta anche i risultati ottenuti durante questa prima fase.
Il caso completo è disponibile nel progetto Da zero a brand: il posizionamento online di un’azienda farmaceutica.
Il principio non è “fare meno”.
È costruire una prima fase che produca anche le informazioni necessarie per progettare la seconda.
Consolidare: trasformare la presenza in un sistema
Una volta costruite le basi, la strategia deve sviluppare continuità.
È qui che SEO, contenuti, LinkedIn, email e altri canali organici possono iniziare a costruire una presenza più strutturata.
SEO e contenuti
La SEO permette di intercettare domanda esistente attraverso il sito, ma non dovrebbe ridursi alla pubblicazione di articoli basati su keyword.
Il lavoro deve stabilire:
- quali temi sono strategici;
- quali pagine devono presidiarli;
- quali ricerche corrispondono a servizi e prodotti;
- quali approfondimenti aiutano realmente l’utente;
- come articoli, servizi e casi si collegano tra loro.
È la stessa logica alla base di una strategia di SEO Content: non produrre contenuti isolati, ma assegnare a ciascuno un ruolo all’interno della struttura del sito.
La strategia editoriale serve anche a impedire che il sito produca decine di contenuti molto simili senza una gerarchia chiara. La relazione tra intento, struttura e competizione tra URL è approfondita anche nell’articolo dedicato al posizionamento SEO su Google.
Social media
Il ruolo dei social dipende dal mercato.
Nel B2B LinkedIn può servire a costruire una presenza riconoscibile presso professionisti e decisori, distribuire competenza, mostrare progetti e mantenere continuità tra un contatto e l’altro.
Ma un calendario pieno non è necessariamente un buon piano.
Prima deve essere chiaro quali temi l’azienda vuole presidiare e quale pubblico vuole aggregare.
Email, CRM e marketing automation
La relazione non termina quando un utente visita il sito o lascia un contatto.
Email e CRM possono aiutare a mantenere continuità con:
- prospect;
- lead da qualificare;
- opportunità;
- clienti;
- contatti interessati a determinati argomenti.
Questo livello diventa particolarmente importante nei mercati con cicli decisionali lunghi.
Nella lead generation B2B il tema è ancora più evidente: sito, contenuti, acquisizione e relazione devono contribuire allo stesso sistema, come approfondito nell’articolo sull’Inbound Marketing B2B.
La marketing automation può rendere più scalabile il processo, ma viene dopo la definizione di segmenti, contenuti e azioni utili.
Costruire contenuti che lavorano su più canali
Uno degli errori più costosi è trattare ogni canale come una redazione autonoma.
Il blog produce i propri argomenti.
LinkedIn ne produce altri.
La newsletter ricomincia ogni mese da zero.
Una strategia integrata parte invece dalla conoscenza che l’azienda vuole sviluppare e la distribuisce nei formati più adatti.
Un approfondimento tecnico sul sito può diventare:
- una serie di contenuti LinkedIn;
- una newsletter;
- un video;
- materiale commerciale;
- un tema per un webinar;
- un punto di ingresso organico.
Non significa copiare lo stesso contenuto ovunque.
Significa far lavorare lo stesso patrimonio di conoscenza attraverso più touchpoint.
Caso Mascherpa: un contenuto, più funzioni
Nel progetto Mascherpa il lavoro di posizionamento integra blog SEO, LinkedIn ed email marketing. I contenuti sviluppati sul sito vengono distribuiti anche attraverso gli altri canali, invece di creare flussi editoriali completamente scollegati.
Il progetto è approfondito nel caso Posizionamento strategico azienda con comunicazione integrata.
Il valore strategico non sta nell’essere presenti su tre canali.
Sta nell’aver assegnato ai diversi canali funzioni complementari attorno agli stessi temi di posizionamento.
Amplificare: quando advertising e lead generation hanno basi più solide
Organico e advertising vengono spesso messi a confronto come se l’azienda dovesse necessariamente scegliere uno dei due.
La distinzione utile è diversa.
La comunicazione organica tende a costruire presenza, contenuti, ricerca, pubblico e relazione nel tempo.
L’advertising permette di acquistare distribuzione e intercettare o generare domanda con maggiore velocità.
Possono quindi svolgere funzioni differenti nello stesso progetto.
La fase di amplificazione arriva quando il traffico aggiuntivo trova:
- un’offerta comprensibile;
- pagine adeguate;
- contenuti e prove;
- un percorso di conversione;
- un sistema di misurazione;
- un processo commerciale in grado di gestire le opportunità.
Questo non significa che sia vietato fare advertising prima di avere un ecosistema perfetto.
Significa che più traffico non corregge automaticamente ciò che accade dopo il clic.
Quando il problema riguarda specificamente campagne che ricevono traffico ma non generano opportunità, il tema va analizzato separando acquisizione, misurazione, proposta, conversione e gestione commerciale.
Internal link da attivare quando hai pubblicato il nuovo articolo:
Perché Google Ads non genera lead
Enertech: un progetto che mostra le tre fasi nel tempo
Enertech Solution è utile perché permette di osservare la strategia non come fotografia, ma come progetto che evolve.
La prima fase ha riguardato il sito e la costruzione della presenza digitale.
Successivamente sono stati sviluppati contenuti, blog SEO, LinkedIn ed email marketing con un obiettivo comune di posizionamento. Il progetto pubblicato dedicato al piano di comunicazione B2B di Enertech documenta oltre 25 blog realizzati, +51% di impression/visibilità Google e un engagement rate LinkedIn del 7% nel periodo analizzato.
Il lavoro su LinkedIn è poi proseguito con un piano editoriale continuativo. In dodici mesi il progetto ha registrato +453 follower organici e 43.600 impression, con il 65% dei follower appartenente a funzioni senior in Ingegneria, Operations o Project Management. Il dato è interessante perché consente di valutare non soltanto quanto cresce il pubblico, ma chi sta entrando nel pubblico.
Il caso completo è approfondito nel progetto Crescita follower LinkedIn per una società di ingegneria.
In una fase successiva è stato attivato anche un progetto di acquisizione Google Ads su Search e Performance Max, accompagnato da landing dedicata e monitoraggio commerciale delle richieste. Il progetto pubblicato documenta 121 contatti mensili e 58 richieste commerciali dirette qualificate nel periodo analizzato.
Il caso completo è disponibile in Google Ads per servizi tecnici: da 17 a 121 contatti al mese.
Questi risultati appartengono a periodi e attività differenti e non rappresentano una formula replicabile automaticamente.
Quello che il progetto mostra è la progressione:
costruire → consolidare → amplificare → misurare → correggere
La strategia non è stata definita una volta per poi essere eseguita senza modifiche. È cresciuta insieme ai dati e alla maturità del progetto.
Come costruire una strategia digitale passo dopo passo
Riposizionare, consolidare e amplificare descrivono l’evoluzione generale.
Per tradurre questa logica in decisioni operative utilizziamo un secondo framework.
| Livello | Domanda da risolvere |
|---|---|
| Business | Quale obiettivo aziendale deve supportare il digitale? |
| Pubblico | Chi vogliamo raggiungere e in quale situazione? |
| Posizionamento | Cosa deve comprendere e ricordare dell’azienda? |
| Percorso | Come passa dalla scoperta alla valutazione e all’azione? |
| Canali | Quale funzione deve svolgere ogni touchpoint? |
| Contenuti | Quali informazioni servono nelle diverse fasi? |
| Misurazione | Quali segnali indicano che stiamo avanzando? |
| Ottimizzazione | Cosa cambiamo sulla base di ciò che impariamo? |
1. Partire dal business
Definisci il problema che il digitale deve contribuire a risolvere.
Non “fare più marketing”, ma per esempio:
- entrare in un mercato;
- sostenere una determinata linea di prodotto;
- generare nuove opportunità;
- aumentare la riconoscibilità presso un pubblico;
- costruire autorevolezza su un tema.
2. Definire il pubblico
Individua segmenti e interlocutori prioritari.
Il target non deve essere dettagliato per esercizio teorico, ma abbastanza preciso da influenzare messaggi, contenuti e canali.
3. Chiarire il posizionamento
Stabilisci cosa dovrebbe rendere l’azienda rilevante per quel pubblico.
Qui vengono definiti messaggi, argomentazioni, differenze e prove.
4. Disegnare il percorso
Mappa ciò che accade prima della conversione.
Quali domande emergono? Dove si informa il pubblico? Quali obiezioni incontra? Chi partecipa alla scelta?
5. Assegnare un ruolo ai canali
A questo punto puoi decidere dove deve avvenire ogni parte del percorso.
6. Costruire contenuti e asset
Sito, pagine, articoli, video, email, casi e campagne devono fornire ciò che serve in ogni fase.
7. Definire la misurazione
Decidi quali eventi e risultati indicano avanzamento.
8. Utilizzare i dati per modificare il progetto
La strategia non termina con la pubblicazione del piano.
I dati devono poter smentire le ipotesi iniziali.
È qui che una strategia diventa realmente utile.
Come scegliere il ruolo dei diversi canali
Non esiste un mix corretto per tutte le aziende.
Una possibile matrice di partenza è questa:
| Esigenza | Canali che possono contribuire | Ruolo |
| Intercettare domanda consapevole | SEO, Google Ads | Essere presenti quando l’utente cerca |
| Costruire autorevolezza | Blog, video, LinkedIn | Sviluppare conoscenza e credibilità |
| Ampliare la distribuzione | Meta Ads, LinkedIn Ads, display | Raggiungere nuovi pubblici |
| Coltivare la relazione | Email, CRM, marketing automation | Continuare il contatto nel tempo |
| Supportare la valutazione | Sito, pagine servizio, casi | Fornire informazioni e prove |
| Convertire | Landing, form, call, strumenti di prenotazione | Rendere possibile il passaggio successivo |
La stessa piattaforma può assumere funzioni differenti.
Per questo la scelta non dovrebbe partire dalla domanda:
Qual è il canale migliore?
ma:
Quale funzione dobbiamo coprire e quale canale è più adatto a svolgerla nel nostro contesto?
Multicanale e omnicanale non sono sinonimi
Essere presenti su più canali significa avere una strategia multicanale.
Costruire un’esperienza in cui i diversi touchpoint condividono dati, messaggi e continuità del percorso porta invece verso una logica omnicanale.
Non tutte le aziende hanno bisogno dello stesso livello di integrazione.
La priorità è evitare che i canali lavorino uno contro l’altro o raccontino versioni incoerenti dello stesso brand.
Strategia digitale B2B e B2C: cosa cambia
I principi di base restano gli stessi.
Cambiano però contesto, percorso e criteri decisionali.
Nel B2B
Sono frequenti:
- cicli di vendita più lunghi;
- più persone coinvolte nella decisione;
- maggiore bisogno di approfondimento;
- valore elevato della singola opportunità;
- ruolo importante di competenze tecniche, casi e prove;
- necessità di collegare marketing e commerciale.
Per questo nel marketing B2B aumentare semplicemente traffico o lead non è sufficiente. L’integrazione tra marketing, contenuti e vendite è approfondita anche nella guida all’agenzia digital marketing B2B.
Nel B2C
Possono assumere più peso:
- volumi superiori;
- cicli decisionali più rapidi;
- creatività e frequenza;
- pricing;
- promozioni;
- comportamento individuale;
- esperienza d’acquisto.
Queste differenze incidono sulla strategia.
Non rendono però corretto utilizzare automaticamente LinkedIn per ogni B2B o Meta per ogni B2C.
Anche qui bisogna partire da pubblico, domanda e percorso.
Come misurare una strategia di comunicazione digitale
Misurare non significa raccogliere più KPI possibile.
Significa costruire una relazione tra ciò che viene fatto e il risultato che vogliamo osservare.
Una lettura utile può svilupparsi su più livelli.
Visibilità
- impression;
- reach;
- ricerche presidiate;
- visibilità organica;
- nuovi utenti.
Interesse
- visite qualificate;
- lettura dei contenuti;
- ritorno sul sito;
- iscrizioni;
- interazioni.
Conversione
- form;
- richieste;
- telefonate;
- prenotazioni;
- download rilevanti.
Qualità commerciale
- lead qualificati;
- opportunità;
- appuntamenti;
- preventivi;
- pipeline.
Risultato
- clienti;
- fatturato attribuibile quando misurabile;
- valore delle opportunità;
- ritorno sull’investimento.
Non ogni progetto può arrivare immediatamente fino all’ultimo livello.
Ma più il dato viene avvicinato al risultato reale, più diventa utile per decidere.
Come valutare il ROI
La formula economica è semplice:
ROI = (valore generato – investimento) / investimento
La difficoltà non sta nella formula.
Sta nel determinare quali risultati possono essere attribuiti o collegati alle attività digitali, soprattutto quando il percorso comprende più touchpoint e cicli decisionali lunghi.
Per questo è utile distinguere tra:
- dato direttamente attribuibile;
- contributo osservabile;
- correlazione;
- interpretazione.
Attribuire automaticamente una vendita all’ultimo clic può essere tanto fuorviante quanto attribuire tutto il risultato alla prima interazione.
Quali strumenti servono per gestire una strategia digitale
Non esiste uno stack obbligatorio.
Gli strumenti vengono scelti sulla base del sistema che deve essere gestito.
In genere possono servire piattaforme per:
- gestione del sito e dei contenuti;
- web analytics;
- tag management;
- Search Console e monitoraggio SEO;
- advertising;
- gestione social;
- email marketing;
- CRM;
- marketing automation;
- dashboard e reporting;
- gestione operativa del progetto.
Il principio rimane lo stesso utilizzato per i canali:
prima si definisce il processo, poi si sceglie lo strumento.
Aggiungere software senza aver stabilito quali dati debbano passare da un sistema all’altro aumenta facilmente complessità senza aumentare la qualità delle decisioni.
Quando una strategia digitale deve cambiare
Una strategia deve avere abbastanza continuità da poter produrre effetti.
Non deve però diventare un documento immutabile.
Va rivista quando cambiano elementi sostanziali come:
- obiettivi aziendali;
- pubblico;
- mercato;
- prodotto o servizio;
- comportamento della domanda;
- processo commerciale;
- risultati dei canali;
- dati raccolti durante il progetto.
Un esempio concreto arriva ancora dal progetto Enertech.
Durante l’attività Google Ads è emersa domanda utile per ampliare il progetto rispetto all’impostazione iniziale. Il caso mostra perché i dati acquisiti durante l’esecuzione devono poter influenzare le decisioni successive.
Il piano iniziale fornisce direzione.
I dati decidono quando quella direzione deve essere corretta.
Errori comuni nella strategia di comunicazione digitale
Partire dal canale
Decidere prima “facciamo LinkedIn” e solo dopo cosa comunicarci.
Confondere il piano con la strategia
Avere un calendario editoriale non significa aver definito obiettivi, pubblico, posizionamento e funzione dei contenuti.
Attivare tutto contemporaneamente
Più canali aumentano anche coordinamento, produzione e misurazione necessari.
Non sempre aggiungono valore.
Trattare ogni canale separatamente
Se SEO, advertising, social ed email partono da obiettivi e messaggi diversi, la presenza digitale diventa frammentata.
Misurare ciò che è facile invece di ciò che conta
Follower, impression e traffico sono immediatamente disponibili.
Lead qualificati, opportunità e valore commerciale richiedono più lavoro, ma possono fornire informazioni molto più utili.
Non cambiare mai la strategia
Una strategia costruita su ipotesi iniziali deve poter evolvere quando i dati mostrano qualcosa di diverso.
FAQ sulla strategia di comunicazione digitale
Che cos'è una strategia di comunicazione digitale?
È il sistema di decisioni che collega obiettivi aziendali, pubblico, posizionamento, messaggi, contenuti, canali e misurazione.
La sua funzione è dare una direzione comune alle diverse attività digitali.
A cosa serve una strategia di comunicazione?
Serve a stabilire chi raggiungere, cosa comunicare, attraverso quali touchpoint e con quale obiettivo.
Riduce il rischio di produrre attività separate che non contribuiscono allo stesso progetto.
Cosa include una strategia di comunicazione digitale?
Normalmente comprende:
- obiettivi;
- analisi del contesto;
- pubblico;
- customer journey;
- posizionamento;
- messaggi;
- canali;
- contenuti;
- KPI;
- misurazione;
- criteri di ottimizzazione.
La struttura concreta varia in funzione dell’azienda.
Qual è la differenza tra strategia e piano di comunicazione digitale?
La strategia definisce direzione e decisioni.
Il piano traduce quelle decisioni in attività operative, calendario, responsabilità, budget e contenuti.
Qual è il primo passo per costruire una strategia digitale?
Definire quale obiettivo aziendale deve supportare.
Scegliere i canali prima dell’obiettivo porta facilmente a costruire attività senza sapere quale funzione debbano svolgere.
Qual è la differenza tra strategia di comunicazione digitale e strategia di marketing digitale?
La comunicazione digitale si concentra maggiormente su pubblico, posizionamento, messaggi e touchpoint.
Il digital marketing comprende anche acquisizione, conversione, misurazione e contributo commerciale.
Nella pratica aziendale le due aree sono fortemente collegate.
Meglio comunicazione organica o advertising?
Dipende dall’obiettivo.
SEO, contenuti, social organico ed email possono costruire presenza e relazione nel tempo. L’advertising permette di amplificare la distribuzione e intercettare domanda più rapidamente.
Spesso i due approcci hanno funzioni complementari.
Quali KPI usare per misurare la comunicazione digitale?
Dipende dall’obiettivo.
Possono essere rilevanti visibilità, traffico qualificato, conversioni, lead, lead qualificati, opportunità e risultati commerciali.
La metrica migliore è quella che permette di prendere una decisione utile.
Quanto deve durare una strategia digitale?
Non esiste una durata universale.
La direzione deve essere abbastanza stabile da permettere alle attività di produrre dati e risultati, ma deve essere rivista quando cambiano mercato, obiettivi, pubblico o evidenze raccolte.
Dalla strategia al progetto digitale
Una strategia di comunicazione digitale dovrebbe portare a una situazione molto concreta.
L’azienda deve sapere:
- cosa vuole ottenere;
- chi deve raggiungere;
- come vuole essere percepita;
- quali messaggi deve sviluppare;
- quale percorso deve costruire;
- quali canali servono;
- cosa deve produrre;
- quali dati osservare;
- quando cambiare direzione.
A quel punto SEO, advertising, contenuti, social, sito ed email smettono di essere attività separate.
Diventano componenti dello stesso progetto.
Nella sezione Progetti AD Digital puoi vedere come questa logica assume forme differenti in funzione del punto di partenza, del mercato e dell’obiettivo dell’azienda.
È il modo in cui lavoriamo in AD Digital: partiamo dal contesto, definiamo le priorità e costruiamo progressivamente le attività necessarie, invece di aggiungere canali perché “andrebbero fatti”.
Se oggi la tua azienda ha già sito, campagne o contenuti attivi ma manca una direzione comune, possiamo partire proprio da lì: parlaci del tuo progetto.
Autore:
Founder & Strategist @AD Digital
Fondatore di AD Digital, si occupa di strategia digitale per aziende che vogliono costruire un posizionamento solido e orientato alla performance. Ha lavorato in contesti come Philips Lighting (oggi Signify) e Air Liquide, sviluppando progetti SEO, Social e ADV orientati alla lead generation e alla crescita commerciale.
Dal 2015, prima con Perimeter poi con AD Digital, affianca le aziende nello sviluppo di sistemi di marketing che integrano SEO, advertising e contenuti, con un approccio che parte dalla direzione strategica prima di arrivare agli strumenti.
Chi c’è dietro AD Digital?
Meno attività scollegate, più direzione.
Costruiamo progetti di digital marketing, non singole azioni.
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E si traduce in risultati misurabili.

